Il Global Warming non ci tocca

by / 0 Comments / 30 View / 10 febbraio 2017

Il titolo è volutamente ironico ed adesso vi spiego perchè. La mia è un’analisi sulla comunicazione, che poi riprende quello che già scrissi l’11 gennaio con l’articolo “In Val di Fassa scia … facciamolo sapere“, ovvero della mancanza di comunicazione.

Domenica scorsa si è chiusa la tre giorni dedicata alla Meteorologia a Vigo di Fassa, un evento che avevo in mente da tanto tempo e che quest’anno si è concretizzato, grazie all’aiuto dell’amico e meteorologo Flavio Galbiati ed alla Pro Loco di Vigo di Fassa (se volete saperne di più è scritto tutto qui: www.weekendmeteo.it). L’ultimo giorno si è parlato, come da programma di Global Warming, inziando con la proiezione del Film della National GeographicBefore the flood” e proseguendo poi con le spiegazioni di Giovanni Tesauro e Flavio Galbiati e soprattutto con la visione di dati reali della NASA e del NOAA che mostravano inequivocabilmente l’esistenza di un riscaldamento globale dovuto all’immissione di CO2 nell’atmosfera.

Non si è fatto alcun allarmismo, anche se si poteva fare, invece si sono analizzati i dati allo stato attuale in modo chiaro e semplice (magari ne parleremo con maggiore dettaglio scientifico sul blog di www.weekendmeteo.it e www.dolomitimeteo.com). Il punto di questa mia esamina non è adesso il dato scientifico, ma tutto quello che ne segue da quel momento in poi. Infatti tra il pubblico è intervenuto il presidente del Consorzio degli impianti a fune Val Gardena-Alpe di Siusi, Paolo Cappadozzi che ha voluto sottolineare che per la produzione di neve programmata (guai a chiamarla neve artificiale) gli impiantisti sono riusciti a guadagnare in questi anni ben 4 gradi, molti di più del singolo grado di aumento del global warming finora registrato. Ovvero, se prima serviano -5°C per fare neve, adesso i canoni la producono a -1°. Da lì è partito un dibattito molto animato tra i presenti in sala, anche perchè il Global Warming, come detto più volte durante gli interventi, ha come conseguenza un starvoglimento del clima, più che di aumento del singolo grado.

La cosa sembrava finire qui, ma tra ieri ed oggi leggo sui giornali locali, ovvero su “Il Trentino” un articolo di Andrea Selva che riprende anche un’intervista di Luca Mercalli, con una posizione molto più dura, con questo titolo: Il «funerale» dello sci è previsto nel 2050! Ovviamente la replica oggi non si è fatta attendere da parte degli impiantisti che ribattono sul miglioramento della tecnologia di innevamento, esattamente come ribadito da Cappadozzi.

Senza entrare nel dettaglio della polemica osservo una cosa molto semplice che ormai avviene in continuazione: la mancanza di chiara comunicazione da parte del mondo del turismo in generale, non solo degli impiantisti. Non dico che il Global Warming va smentito, anzi, va preso atto che esiste e va analizzato da un punto di vista scientifico. E se è vero che l’innveamento programmato fa miracoli, e se è vero che non viene usata acqua dai bacini naturali, ma solo da bacini artificiali creati ad hoc, e se è vero che non vengono aggiunti addittivi ai cannoni, allora tutto questo bisogna comunicarlo. Bisogna iniziare a comunicare con il grande pubblico in maniera diversa e non solo in termini di offerte e costi dello Ski Pass, ma occorre iniziare a spiegare come funziona il mondo dello sci dietro le quinte (mai visto un articolo che spieghi come funziona un canone da neve). Bisogna comunciare che dietro ad ogni Funivia, ad ogni pista da sci esiste un economica che permette di vivere a tante famiglie. Bisogna comunicare che il mondo degli impianti sciistici è sensibile alle tematiche ambientali. Bisogna anche pensare a strategie alternative o comunque stategie che possano sopperire la mancanza di neve, e queste poi vanno comunicate. La comunicazione in questo momento delicato è fondamentale e possono fare la differenza. I tempi della strategia “Speriamo che nevichi” sono finiti e visto che la tecnonologia e le risorse umane per fare tutto ciò ci sono, occorre usarle.

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