Trentino en Banda – Nessun passo avanti nel Trentino

by / 0 Comments / 303 View / 11 settembre 2015

Parliamo ancora della Fibra ottica nel Trentino … che non c’è

Dopo il mio articolo di aprile in cui facevo il punto sulla situazione della Fibra nel Trentino ed in Val di Fassa e dopo i proclami dell’attuale governo nazionale di Renzi: della serie “Fibra per tutti” è successo qualcosa? NO!

Propongo qui il testo integrale che il gruppo di Trentinoenbanda aveva fornito al redattore di Questotrentino per un articolo e che è stato pubblicato solo in parte.

Il vostro gruppo “Trentinoenbanda” su Facebook è stato probabilmente il primo a sollevare la questione della cattiva qualità di internet nei territori di valle ed uno dei motivi che ci ha spinto a realizzare la nostra inchiesta. Da chi è nata l’idea?

Alessandro Ghezzer, fotografo, Baselga di Piné: l’idea è stata mia. Sono attivo su Internet da sempre, ovvero dal lontano 1995 quando iniziò a diffondersi anche in Italia. Sono stato tra i primi in regione assieme ad altri con una piccola azienda, a offrire servizi sulla rete. Ho sempre tribolato con connessione lente, mie e dei potenziali clienti. Nonostante siano passati ormai 20 anni da allora, ancor oggi non riesco a navigare oltre i 5-6 MB abitando a soli 15 km dal capoluogo. Per il mio lavoro attuale di fotografo è un grosso problema: non posso inviare in anteprima foto in alta risoluzione perché i tempi diventano biblici. Non parliamo poi dei video. Dunque leggevo spesso i trionfali comunicati stampa della Provincia sulla banda larga e ultralarga, dove pareva di vivere nel paese di Bengodi: mi chiedevo però chi fossero i fortunati, perché non conoscevo nessuno che navigasse a 20 MB o addirittura con la fibra ottica. Ho aperto quindi il gruppo per vederci chiaro e confrontarmi con altri che avevano i miei stessi problemi. E’ così emersa una realtà che è molto diversa da quella, sfavillante, che vorrebbero farci credere.

Quante persone partecipano al gruppo? Vi conoscete e vi frequentate anche nella vita reale?

Gli iscritti al gruppo sono circa 200 ma ovviamente gli “attivisti” sono molti di meno, qualche decina. Alcuni si conoscono di persona, abbiamo fatto anche vari incontri per discutere delle varie tematiche.

Per quale motivo giudicate così importante lo sviluppo dell’infrastruttura di telecomunicazione anche nei territori di valle?

Internet è ormai una rivoluzione mondiale, nessuno può permettersi di rimanere escluso. Tutti i paesi evoluti investono nella rete, noi italiani invece siamo stati superati anche da paesi che ritenevamo sottosviluppati come la Romania o la Lituania. A maggior ragione serve investire in Trentino, che ha una orografia difficile: investire nella rete è probabilmente tra i modi migliori per contrastare lo spopolamento delle valli, favorire lo sviluppo delle periferie, decentrare i servizi, creare nuove opportunità di lavoro e frenare l’abbandono della montagna.

Bruno Bolognani, medico, Gazzadina (TN): il decentramento dei servizi si accompagna anche con una riduzione del pendolarismo, con beneficio per tutti, ambientale ma anche per le persone: meno stress, meno inquinamento, meno consumi inutili, meno tempo perso per spostarsi fisicamente da casa all’ufficio. Il passaggio al digitale permetterà di rendere più efficienti i servizi ed abbassare i costi.

fibra01Pochi di voi sembrano avere competenze specifiche sui sistemi di telecomunicazioni. A chi vi appoggiate per comprendere meglio la complessità dell’argomento?

Bruno Bolognani: mi sono documentato da autodidatta, frequentando forum tecnici specifici dove ho imparato molto. Ho sentito l’esigenza d’informarmi in quanto non trovavo corrispondenza tra quanto dichiarato dai mirabolanti comunicati stampa (i famosi “20 MB per tutti”) e l’esperienza personale, oltre a quella di amici e conoscenti. Devo comunque smentire in parte l’assunto della domanda: tra di noi ci sono alcuni esperti in informatica e telecomunicazioni anche di alto livello. In ogni caso il nostro riferimento tecnico principale è Stefano Longano, ex Ad di Trentino Network.

Avete raccolto una quantità significativa di dati ed informazioni, tra cui la mappa delle segnalazioni. Avete pensato di strutturarle in un report?

Giuseppe Bondoni, manutentore tecnico in una multinazionale leader nel settore delle protesi artificiali, Pergine (TN).
Sinceramente no, le segnalazioni ed i valori di “velocita” ci servivano per poter capire se eravamo solo noi pochi sfortunati in luoghi molto sfortunati o se la situazione era ed è più generalizzata. Dalla mappa si capisce che ci sono molte zone svantaggiate nella stessa città di Trento: tutti sfortunati o si tratta, come pensiamo, di una situazione strutturale?

Ghezzer: la mappa delle segnalazioni ha fatto emergere quello che avevamo intuito da tempo: le velocità media delle connessioni era, a dispetto dei 20 MB stromabazzati dai comunicati stampa, ben al di sotto dei 10. Poi la conferma è arrivata consultando il “Net Index” di Ookla, il test della velocità di Internet più utilizzato al mondo: a Trento capoluogo la velocità media è attorno ai 9 MB. Nella valli è presumibilmente molto peggiore.

Quale obiettivo vi ponete con questa iniziativa di sensibilizzazione?

Ghezzer: Ci preme appunto sensibilizzare i trentini sul tema, far capire l’importanza di avere una connessione al passo con i tempi. L’economia che gira attorno a internet è quasi l’unica che da anni non conosce crisi ma anzi mantiene una crescita costante, non possiamo assolutamente perdere questo treno. Cerchiamo anche di stimolare l’interessamento dei politici, che hanno poi la responsabilità di decidere per il bene della comunità.

Bolognani: Alcuni di noi sono anche genitori e ci sentiamo in dovere di spingere verso uno sviluppo sostenibile della nostra terra, che passa necessariamente per lo sviluppo digitale. Non vogliamo che i nostri figli, magari con laurea e master, siano costretti ad emigrare per cercare un futuro professionale migliore.

Avete mai cercato un confronto con l’ente pubblico per avanzare le vostre istanze? Se sì, quale è stato l’esito?

Ghezzer: L’ente pubblico ci è sembrato molto più attento alla propaganda che ai fatti, quindi abbiamo pensato di fare anzitutto una sana contro-informazione, a cominciare da un documento divulgativoQuale sviluppo della Banda Ultra Larga in Trentino?”. Lo abbiamo realizzato con l’aiuto di Stefano Longano, ex Ad di Trentino Network che, in quanto tale, conosce perfettamente il settore e le varie problematiche. Poi terrei a precisare che non si tratta delle “nostre istanze” private, ma sono quelle di gran parte dei trentini, soprattutto di quelli che con la rete ci lavorano.

Come professionisti, sareste disposti a pagare per l’allaccio in FTTH?

Ghezzer: Naturalmente sì, se il prezzo è ragionevole. Ci serve per lavorare meglio non per giocare online. Del resto nessuno di noi ha mai preteso di avere la fibra gratis.

Anton Sessa, imprenditore ITC, Vigo di Fassa: Come titolare di un’agenzia web sarei anche disposto ad investire cifre ragionevoli, ma non è questo il problema. Sembra che la fibra ottica sia vista più che altro come un costo invece di una risorsa: quando si è trattato di scavare per portare il metano in tutte le case lo si è fatto e basta, mentre scavare per la fibra pare comporti mille dubbi… come mai? Senza la fibra la mia piccola azienda non potrà mai crescere, senza la fibra tutto il comparto turistico soffre, semplicemente perché gli albergatori non potranno proporre un servizio WiFi efficiente ai propri ospiti, ma non potranno nemmeno competere con chi invece la fibra ce l’ha ed usa servizi che funzionano solo on-line (vedi il booking engine, il channel manager e tanti altri … il futuro sarà solo on-line!). L’Adsl ha fatto ormai il suo tempo e la naturale evoluzione è la fibra ottica. Avere un’infrastruttura in fibra già pronta da anni e che nessun privato può usare, non solo è frustrante ma è al limite del ridicolo. Quindi, rispondendo alla domanda la risposta è sì: paghiamo pure anche quest’ulteriore balzello pur di poter lavorare, prima che ci passi completamente la voglia di operare nel turismo in queste condizioni.

Massimiliano Onorato, imprenditore di telecomunicazioni, Cembra (TN):  Dal mio punto di vista di piccolo operatore di telecomunicazioni, Trentino Network dovrebbe essere il punto di riferimento come partner commerciale che offre la fibra a condizioni eque. Questo permetterebbe anche ai piccoli imprenditori come me, che non hanno le grandi risorse dei provider più blasonati, di sopravvivere e anzi creare nuove opportunità imprenditoriali. Sfortunatamente così non è: i prezzi proposti da Trentino Network sono altissimi, sono addirittura più alti dei prezzi agli utenti finali di altri operatori! Non c’è praticamente margine di profitto. Di fatto i piccoli operatori sono tagliati fuori e l’azione di calmieramento dei prezzi di Trentino Network è, di fatto, inesistente. Il tutto è aggravato da una grande difficoltà di avere un listino prezzi chiaro: le informazioni sono date parzialmente e col contagocce creando una grande incertezza per gli operatori che sarebbero anche disposti a investire.
Inoltre Trentino Network ha fermato lo sviluppo della propria infrastruttura: se si chiedono nuovi allacciamenti, o ci si arrangia oppure si aspettano tempi biblici di 200-240 giorni per la posa di ogni fibra. Senza queste enormi difficoltà sono convinto che ci sarebbe spazio per altre piccole aziende ICT locali che potrebbero non solo vendere banda ma anche servizi per privati ed aziende, creando quindi un indotto importante anche nelle periferie che altrimenti rischiano lo spopolamento e la desertificazione.

La PAT giudica eccessivo il costo per la realizzazione dell’infrastruttura in FTTH. Come rispondete a questa valutazione?

Ghezzer: A nostro avviso è un pretesto per poter continuare a foraggiare Telecom Italia. In altre realtà regionali i costi sono molto inferiori alle stime provinciali. I costi eccessivi sbandierati dalla Provincia non pare siano mai stati spiegati in modo convincente. Ergo, riteniamo siano fortemente sovrastimati per lasciare il business a Telecom, con la scusa che per l’ente pubblico l’investimento sarebbe troppo oneroso. Sono disposto a scommettere su chi vincerà “la gara” per sviluppare la rete coi 67 milioni di euro messi sul piatto dalla Provincia: sarà Telecom Italia.

Bolognani: la tecnologia FTTC (ovvero la fibra solo fino agli armadi di strada) che PAT e  Telecom vorrebbero realizzare è meno costosa in prima battuta ma, nel momento in cui sarà necessario ammodernare la rete, dismettendo il vecchio rame per portare la fibra fino all’utenza finale, saranno necessari ulteriori onerosi investimenti, presumibilmente ancora pubblici, che andranno ancora una volta a beneficio della rete privata di Telecom. Insomma fare le cose “a rate”, anziché subito, conviene soprattutto a Telecom Italia.

Secondo voi, in Trentino la domanda di connettività giustifica l’investimento nella fibra ottica?

Ghezzer: è meglio l’uovo o la gallina? Se per un operatore privato può essere comprensibile la difficoltà ad investire, per l’ente pubblico è un imperativo investire in un settore che, ripeto, è vitale per l’economia. Siamo già allineati come provincia al triste primato italiano che ci vede ultimi in Europa per la connessione alla banda larga e ultralarga per i cittadini. Aspettare ancora i comodi di Telecom Italia e, ancor peggio, continuare a finanziare con contributi provinciali la sua vecchia infrastruttura, ci relegherà in una posizione di arretratezza irrecuperabile. Possiamo permettercelo? L’ente pubblico può e deve ragionare in prospettiva, con lungimiranza: se il privato non investe non si può stare fermi ad aspettare il miracolo o non si sa bene cosa. Del resto la creazione del servizio alimenta la domanda: questo è dimostrato dal caso Vodafone, che a Milano dove c’erano già i 100 MB di Fastweb attiva mille nuovi clienti a settimana sulla nuova rete da 300 MB. Se si crea il servizio, poi arriva anche la domanda. Aspettare che la barca affondi per fare qualcosa non mi pare molto intelligente.

La vostra visione?

Bolognani: La dorsale in fibra ottica con i suoi 92 nodi/centrali realizzata dalla Provincia Autonoma di Trento con un investimento di 135.000.000 di euro, è stata progettata e realizzata -e di questo siamo sicuri- per collegare tutti i cittadini con la fibra ottica fino all’utenza finale. Non concludere il progetto originario significa anzitutto un enorme spreco di risorse, perché la rete rimarrebbe utilizzata solo in parte. Con il fallimento del progetto Trentino NGN si sono persi ben cinque anni di tempo per scelte politiche e tecniche sbagliate. Non portare a compimento il progetto, ridando centralità alla rete pubblica che già esiste, significa vanificare tutti gli sforzi fatti finora, consegnando il destino digitale del Trentino agli interessi di un operatore privato, al quale saremmo legati mani e piedi anche in futuro. La rete deve invece essere tutta pubblica, concessa in uso agli operatori privati in regime di libera concorrenza e a condizioni trasparenti, eque e non discriminatorie. Solo in questo modo si potranno garantire le migliori condizioni per lo sviluppo futuro della rete e quindi anche del Trentino.

Gruppo Trentinoenbanda

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