C’era una volta Airbnb

by / 6 Comments / 1282 View / 18 Gennaio 2018

Sono passati quasi 10 anni dalla fondazione di Airbnb e nei primi anni era una semplice Startup che stava però decollando. Il suo boom di crescita è avvenuto tra il 2012 e 2014, anche e soprattutto qui in Italia. La sua idea iniziale era semplice: mettere in relazione privati che avevano un posto letto (che sia una camera, un appartamento, una tenda o altro) con chi un posto letto lo cercava e non voleva assolutamente spendere molto. Io stesso ne elogiavo le qualità e lo spirito in un articolo scritto nel 2014 “Turismo extralberghiero su booking o Airbnb” e che peraltro risulta il più letto del mio blog (ad oggi quasi 60.000 letture e 128 commenti) e poi ancora un secondo articolo scritto nel 2015 “Il successo di Airbnb“.

Ma poco dopo l’ultimo articolo iniziarono a cambiare alcune cose, cambiamenti che hanno iniziato a segnare (almeno dal mio punto di vista, ma non sono l’unico) un lento declino in termini di efficienza per gli host e simpatia nel mondo delle prenotazioni on-line. Per prima cosa era stato introdotto l’aumento della commissione, se non erro al 5%. Diciamo poca cosa rispetto a Booking o altre OTA che sono tutte oltre il 10/15% di commissione. Tra le nuove regole c’era però un subdolo tranello che diceva più o meno così: “vuoi avere la commissione più bassa? … allora accetta la possibilità che l’utente possa cancellare la prenotazione anche 24 ore prima senza penali e così ti promettiamo che avrai le prime posizioni nelle ricerche”. Questa regola, tipica di Booking, ha tolto molto potere agli host, ma soprattutto ha spaccato gli host tra chi la cancellazione l’accettava e chi invece no. Se leggete negli articoli citati prima, l’importanza che Airbnb dava agli host era pari a quella degli utenti e questo stava cambiando. Tornando sui termini delle cancellazioni, per chi ha uno o due appartamenti turistici e conta sulla stagionalità, la cancellazione di una prenotazione all’ultimo minuto significa perdere del tutto il guadagno. Non si può assolutamente paragonare la gestione di qualche appartamento o posto letto con la gestione di un hotel con decine e decine di camere, che anche se perde una prenotazione all’ultimo minuto non vede pregiudicato di molto il suo fatturato. L’errore di Airbnb è stato quello di paragonare i privati con le strutture alberghiere e quindi di applicare le stesse regole di Booking e soprattutto fare pendere l’ago della bilancia tra host ed utente troppo verso l’utente senza considerare le esigenze degli host. 

Nel frattempo il mondo alberghiero ha iniziato ad accorgersi della presenza di un concorrente scomodo sul mercato delle prenotazioni e sono iniziate le prime battaglie contro Airbnb in tutto il mondo. Infatti, Airbnb era stato dichiarato illegale in alcune città come New York per un certo periodo. Anche in Europa i governi, spinti dalla pressione dell’imprenditoria alberghiera, hanno iniziato a studiare delle contromosse contro Airbnb e di conseguenza contro le altre OTA che si occupano di affitti extralbeghieri. In Italia su questo fronte siamo famosi (ovviamente unici al mondo) perché l’anno scorso era stata varata una legge chiamata appunto “Tassa Airbnb” che avrebbe dovuto obbligare Airbnb a pagare per conto degli host la tassa sugli affitti (una cedolare secca del 21% sull’affitto), tassa che tutti noi paghiamo (o si presuppone che la paghiamo) quando facciamo la dichiarazione dei redditi. Dico dovrebbe perché nonostante la legge sia passata ed  esecutiva, Airbnb e le altre OTA hanno fatto ricorso ed a tutt’oggi questa non viene applicata o almeno Airbnb non sta riscuotendo dalle prenotazioni il 21% per pagare per conto delle strutture. Qui qualche articolo per approfondire l’argomento: Il Sole 24 Ore – La RepubblicaLa stampaGuidafiscoIl giornale

Ma come ogni cosa italiana, per ora non sta funzionando ed indovinate chi alla fine dovrà pagare di questa inefficienza, magari due volte la stessa tassa?

Se a questo aggiungiamo che le politiche di Airbnb sono quelle di far abbassare continuamente le tariffe agli host e che in certe zone sono aumentate a dismisura, l’efficacia di Airbnb per gli host ha perso altri punti.

La scorsa estate Airbnb ha nuovamente cambiato le condizioni e chi non le accettava non poteva più accedere al pannello di controllo. Un po’ influenzato dall’incertezza della tassa Airbnb, un po’ dal decadimento di Airbnb stesso (erano mesi che non si riusciva più ad affittare con Airbnb senza abbassare di molto i prezzi) ed un po’ per curiosità, non ho accettato le nuove condizioni (tra l’altro queste non facevano alcun riferimento alla Tassa Airbnb). Infatti, come promesso non riuscivo più ad accedere al pannello di controllo, ma gli annunci continuavano ad essere visibili sul portale. Tant’è che continuavano ad arrivare richieste nei mesi successivi alle quali non potevo assolutamente rispondere. Per farla breve, dopo alcune richieste di prenotazioni, alle quali non potevo rispondere, i miei annunci sono stati disattivati, e non perché non avevo accettato le nuove condizioni, ma perché non avevo accettato le prenotazioni. Questo non ha fatto altro che confermare la mia tesi: Airbnb ha perso il suo lato umano, specie con gli host (infatti, nessuno mi ha chiamato per chiedere spiegazioni circa la mia uscita) che sono diventati dei semplici numeri, delle entità per fare fatturato ed incrementare la crescita dell’azienda … ma sarà sempre così?

6 Comment

  1. Ciao Anton vedo che sei una persona molto preparata in materia, volevo chiederti dei consigli. Io sto preparando una casa da poter affittare a turisti a chi mi consigli di affiancarmi? le tasse, tipo cedolare secca ti vengono detratte o ci devi pensare te, a quanto dice il mio commercialista con eirbnb e booking io dovrò pagare le tasse normali in quanto farà cumulo con il mio reddito. Gentilmente mi daresti alcune dritte e delucidazioni grazie. Saluti Cordiali. Fabrizio

    • Ciao Fabrizio. Dipende un po’ dalla tua zona, perché ogni comune e/o regione applica un po’ quello che gli pare. In linea di massima con uno o due appartamenti è sufficiente appoggiarsi al commercialista per le dichiarazioni e poi chiedere al comune ed all’ufficio APT di zona le pratiche necessarie (denuncia dell’affitto turistico, iscrizione alla segnalazione telematica di PS, ecc..).

  2. Ma dunque, quali sono le alternative per il 2020?

    • Il 2020, a causa del coronavirus, probabilmente sarà l’anno zero per una visione del turismo mondiale … vedremo ci saranno cambiamenti epocali. A breve farò una mia analisi sulla mia zona dolomitica, ma non soltanto.

  3. Situazione da incubo.

    È stata un’esperienza DISASTROSA! Veronica si presenta molto bene, accogliente e affabile nei modi, ma dopo neanche un giorno dal mio arrivo ricevo, tra capo e collo, la chiamata del servizio clienti di Airbnb che mi annuncia che Veronica ha richiesto la cancellazione del mio soggiorno e che devo lasciare in giornata l’appartamento. Mi precipito a casa e lei mi conferma la cosa, questo a causa di problemi di salute di un suo parente che lei deve assistere. Io non ho motivi per non crederle e le manifesto umana comprensione per il problema di salute del suo parente. Contemporaneamente le dico che sono BASITO della sua richiesta di lasciare l’appartamento, e che Airbnb permetta tutto questo. Veronica mi assicura che il servizio clienti Airbnb è molto efficiente. Scopro che sfortunatamente non è ASSOLUTAMENTE così. Qui inizia il calvario, che provo a sintetizzare. Il cosiddetto servizio clienti mi chiama e si scopre che non mi troveranno loro una soluzione, ma devo farlo io contattando gli host per trovare un sostituto. Passo tutta la giornata, con una profonda rabbia e preoccupazione per quella che doveva essere una vacanza per rilassarsi. Invece mi ritrovo alla ricerca di host sostitutivi (tutti con caratteristiche ben inferiori alla casa di Veronica) e telefonate tragicomiche con il servizio clienti Airbnb. Alle 8 di sera l’operatore che mi ha seguito sino a quel momento, mi annuncia che il suo turno è finito e mi contatterà un suo collega entro mezz’ora. Passa un ora e mezzo e nessuno mi contatta. Dopo un ora e 45 minuti ricevo un messaggio del collega/sostituto che mi dice che a seguito di un problema tecnico ha ricevuto in ritardo la mia pratica e mi contatterà un suo sostituto. Sono le 10 di notte. Passo la notte in bianco, riuscendo a dormire solo un’ora. L’indomani continua il calvario, passo tutto il giorno nello stesso clima del giorno precedente, con il mio fegato che si contorce. Per non dilungarmi troppo dico solo che alle 6 di sera finalmente si trova un nuovo host (con caratteristiche molto inferiori alla casa di Veronica). In tutto questo aggiungo che nella seconda giornata del calvario il compagno di Veronica si permette di dirmi con fare minaccioso che entro un’ora devo andarmene, lui che non ha NESSUN TITOLO per farlo. Conclusione, mai avrei immaginato che dopo aver acquistato il soggiorno con Airbnb potesse succedere una cosa del genere … Dire a chi ha acquistato il soggiorno che se ne deve andare. Imputo il 60% della colpa ad Airbnb e il 40% a Veronica. Esperienza che mi appresterò a DIMENTICARE.

    • Ciao Claudio.
      Vedo che hai vissuto un’esperienza molto negativa. Posso chiederti la zona, se in Italia o all’estero (non occorre la località esatta giusto per avere un’idea) e se hai avuto un indennizzo per la tua disavventura, visto che Airbnb pubblicizzava in passato l’assicurazione che avrebbe coperto tutti i danni in caso di bisogno?

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