Il lato oscuro di internet: quanto costa davvero al pianeta spam, cybercrime e Bitcoin?


TECNOLOGIA & AMBIENTE

Il lato oscuro di internet: quanto costa davvero al pianeta spam, cybercrime e Bitcoin?

Ogni giorno miliardi di email spazzatura, attacchi informatici e transazioni in criptovaluta consumano enormi quantità di energia. Un problema invisibile, ma dal peso ambientale enorme.

Stamattina, come ormai avviene quasi ogni giorno, mi sono ritrovato a cancellare l’ennesima serie di spammer che tentavano di iscriversi al FassaForum. Tranquilli, non entra nessuno senza il mio permesso, ma questa routine quotidiana mi ha fatto riflettere. Dietro ogni tentativo di iscrizione fasulla, dietro ogni bot che bussa alla porta, c’è qualcuno che usa energia elettrica, server, banda internet. Moltiplicato per milioni di forum, siti e piattaforme nel mondo, lo spreco diventa colossale. Ho voluto approfondire e i numeri che ho trovato mi hanno davvero sorpreso.

Quando parliamo di sostenibilità e ambiente, pensiamo subito alle auto, alle fabbriche, ai riscaldamenti domestici. Raramente ci viene in mente internet. Eppure, proprio dentro la rete che usiamo ogni giorno, si nasconde un enorme spreco di energia del quale si parla ancora troppo poco.

Parliamo del traffico illegale, malevolo e speculativo che ogni giorno scorre nelle infrastrutture digitali globali: spam, attacchi DDoS, malware, phishing, truffe online e mining di criptovalute. Un esercito invisibile che brucia corrente elettrica senza produrre nulla di utile.

Quanto traffico internet è davvero malevolo?

La risposta sorprende: molto più di quanto si pensi. Secondo le analisi di società come Cloudflare, Akamai e Imperva, circa il 30-40% del traffico internet globale è generato da bot malevoli. Se consideriamo anche lo spam via email, i numeri diventano ancora più impressionanti: si stima che tra il 45% e il 50% di tutte le email inviate nel mondo siano spam. Nei picchi storici, attorno al 2010-2012, si era arrivati addirittura all’85%.

Bot malevoli sul web
~35%
del traffico totale
Email spam globali
~50%
di tutte le email
Attacchi DDoS
~10-15%
del traffico internet
Valore cybercrime
8 trilioni $
stimati nel 2024

Lo spreco energetico del cybercrime

Ogni email spam inviata consuma energia: quella del server che la spedisce, quella dei server che la ricevono, quella dei sistemi di filtraggio che cercano di bloccarla. Moltiplicate questo per miliardi di messaggi al giorno e il risultato è impressionante.

Si stima che lo spam consumi circa 33 miliardi di kWh all’anno, equivalente al consumo energetico di 2-3 milioni di abitazioni. Le botnet che alimentano gli attacchi DDoS sono composte da milioni di dispositivi infetti che lavorano incessantemente, spesso a insaputa dei proprietari, consumando il 20-30% di energia in più del normale.

L’energia complessivamente sprecata dal cybercrime ogni anno potrebbe alimentare l’Italia intera per diversi mesi. Eppure quasi nessuno ne parla in termini ambientali.

Il caso Bitcoin: una scelta progettuale costosa

Se il cybercrime è uno spreco involontario, il mining di Bitcoin è uno spreco strutturale, incorporato nel suo stesso funzionamento. Il sistema su cui si basa Bitcoin, chiamato Proof of Work, è volutamente dispendioso: migliaia di computer nel mondo competono per risolvere calcoli matematici complessi, e solo uno vince la ricompensa. Tutti gli altri hanno consumato energia per niente.

Il risultato? Bitcoin consuma oggi tra i 120 e i 150 TWh all’anno, una cifra paragonabile al consumo energetico di interi paesi come l’Argentina o la Norvegia. Ogni singola transazione Bitcoin richiede tra 700 e 1.000 kWh, l’equivalente di due o tre mesi di consumi elettrici di una famiglia italiana media.

Consumo annuo Bitcoin
~150 TWh
come l’Argentina
Energia per transazione
700-1.000 kWh
2-3 mesi per famiglia
CO₂ stimata
50-80 Mt
come Grecia+Portogallo
Transazioni Visa equiv.
500.000+
con la stessa energia

Per fare un confronto: con la stessa energia usata per una singola transazione Bitcoin, il circuito Visa potrebbe gestire oltre 500.000 transazioni. E mentre Bitcoin cresce, il problema si aggrava: più sale il prezzo della criptovaluta, più il mining diventa conveniente, più aumenta il consumo energetico.

C’è una via d’uscita?

La buona notizia è che tecnicamente il problema è risolvibile. Ethereum, la seconda criptovaluta per importanza, lo ha dimostrato nel 2022 passando a un sistema alternativo chiamato Proof of Stake, riducendo il proprio consumo energetico del 99,9% praticamente dall’oggi al domani. Una rivoluzione silenziosa che ha ricevuto molto meno attenzione di quanta meritasse.

Bitcoin potrebbe fare lo stesso, ma la sua comunità è storicamente molto resistente ai cambiamenti strutturali. Nel frattempo, il dibattito sul mining con energie rinnovabili, stimato tra il 50 e il 60% del totale, offre qualche speranza, ma non risolve il problema alla radice.

Sul fronte del cybercrime, la strada è diversa: migliore educazione digitale degli utenti, sistemi di sicurezza più diffusi, e una maggiore cooperazione internazionale tra le forze dell’ordine. Il 95% degli attacchi informatici sfrutta ancora l’errore umano — il che significa che la consapevolezza resta la migliore difesa.

Una riflessione finale

Viviamo in un’epoca in cui spegniamo le luci di casa, facciamo la raccolta differenziata, scegliamo auto meno inquinanti. Tutto giusto, tutto necessario. Ma mentre lo facciamo, un esercito invisibile di server, botnet e miner brucia energia a ritmi industriali, senza produrre nulla di utile per nessuno.

Il costo ambientale del lato oscuro di internet è reale, misurabile e spesso ignorato. Parlarne è già un primo passo verso una rete più consapevole e, sì, più sostenibile.

Articolo di Anton Sessaantonsessa.com
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