Windows 10 non è morto. E per molti di noi non c’è nessun motivo di cambiare.


TECNOLOGIA

Windows 10 non è morto. E per molti di noi non c’è nessun motivo di cambiare.

Microsoft ha dichiarato la fine del supporto a ottobre 2025. Ma 240 milioni di PC nel mondo continuano a girare tranquillamente su Windows 10. Ecco perché hanno ragione, e come gestire la situazione senza ansie.

Il mio PC principale è un i7-6700K con 32GB di RAM, una NVIDIA RTX 5050 da 8GB e due monitor Eizo 4K. Assemblato nel 2017, fa le scarpe a PC nuovi di pacca con processori i9. Non ha Windows 11 perché la scheda madre non supporta il TPM 2.0, il requisito tecnico voluto da Microsoft. Quindi uso ancora Windows 10, con grande serenità. E non sono certo il solo.

Nei social, nei forum tech, nei gruppi di appassionati si parla di Windows 10 ogni giorno. Il dibattito si divide sempre in due scuole di pensiero: da un lato chi dice di cambiare PC subito, dall’altro chi, come me, ha un PC perfettamente funzionante e non vede alcun motivo concreto per sostituirlo.

Permettetemi un’analogia. Immaginate di avere in garage un’auto di dieci anni fa. Va benissimo, è in ottime condizioni, fa i chilometri che deve fare, non consuma troppo e non vi dà problemi. A un certo punto il vostro meccanico di fiducia va in pensione. L’auto non è rotta. Non è lenta. Non è esaurita. È che il meccanico non c’è più. Cambiereste l’auto? O vi cerchereste un nuovo meccanico, imparando magari a fare da soli qualche piccola manutenzione ordinaria?

Ecco, Windows 10 è esattamente quella macchina. Microsoft è il meccanico andato in pensione. Il PC funziona benissimo. La domanda è: cosa fare adesso?

Cosa cambia davvero senza aggiornamenti Microsoft

Chiariamo subito una cosa: Windows 10 non smette di funzionare il giorno dopo la fine del supporto. Continua ad avviarsi, a fare tutto quello che faceva prima, esattamente come sempre. Quello che viene meno sono le patch di sicurezza ufficiali di Microsoft, ovvero le correzioni ai difetti del sistema operativo che i tecnici di Redmond rilasciavano ogni mese.

È un rischio reale? Sì, in astratto. Ma è gestibilissimo con le giuste precauzioni, che un utente attento probabilmente adottava già prima.

Il vero rischio informatico non è mai stato il sistema operativo non aggiornato. È sempre stato l’utente che clicca sul link sbagliato, apre l’allegato sospetto o naviga su siti pericolosi. Quello non cambia con Windows 11.

Come gestire Windows 10 senza aggiornamenti: la guida pratica

Ecco quello che faccio io, e che consiglio a chiunque si trovi nella stessa situazione:

1 Tieni aggiornato il browser, sempre
Chrome e Firefox si aggiornano indipendentemente da Windows. Un browser aggiornato è la prima e più importante linea di difesa per la navigazione quotidiana.
2 Mantieni l’antivirus attivo e aggiornato
Un buon antivirus come Norton, con tutte le sue utility accessorie, copre la stragrande maggioranza dei rischi reali. I suoi database si aggiornano indipendentemente da Microsoft e compensano ampiamente la mancanza di patch di sistema.
3 Aggiorna tutti i programmi installati
Office, PDF reader, media player, software di grafica: tutto va tenuto all’ultima versione disponibile. Le vulnerabilità sfruttate dai malware spesso riguardano i programmi, non il sistema operativo.
4 Backup regolare dei dati
Un NAS casalingo, un disco esterno, o entrambi. I dati importanti non devono esistere solo sul PC. È la regola d’oro che vale con qualsiasi sistema operativo, aggiornato o no.
5 Tieni pronti gli eseguibili dei programmi
Una cartella sul NAS o su un disco esterno con i file di installazione di tutti i programmi che usi. Se un giorno dovrai reinstallare tutto, avrai tutto a portata di mano senza dover cercare licenze e download in un momento di stress.
6 Tieni in ordine le password
Un gestore di password, o almeno un documento cifrato con tutti gli accessi, specie delle email. Google Chrome e Firefox memorizzano gli accessi ai siti, ma è bene avere anche un riferimento indipendente dal browser.
7 Non aprire email sospette, mai
Il 95% degli attacchi informatici passa ancora dall’errore umano. Un utente attento con Windows 10 è molto più al sicuro di un utente distratto con Windows 11.

Perché comprare un PC nuovo nel 2026 è una pessima idea

E qui arriviamo al punto che molti “esperti” da social ignorano completamente: i prezzi dei componenti PC sono esplosi in modo drammatico tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, e la situazione non migliorerà presto.

La causa principale è l’intelligenza artificiale. I grandi data center di tutto il mondo, quelli che fanno girare ChatGPT, Claude, Gemini e tutti i servizi AI, consumano quantità enormi di RAM e memoria. Samsung, SK Hynix e Micron, i tre grandi produttori mondiali di memorie, hanno spostato la maggior parte della loro capacità produttiva verso i chip per server AI, lasciando il mercato consumer a corto di componenti.

Aumento RAM DDR5
+171%
su base annua 2025
Kit 32GB DDR5
230-260€
era 120-130€ nel 2024
Shortage memorie
fino al 2028
previsione analisti di settore
Rincaro trimestrale RAM
15-25%
ogni tre mesi nel 2025-2026

Non si tratta solo di RAM. Anche le schede grafiche hanno subito l’impatto, con i partner di AMD che hanno aumentato i prezzi delle schede di circa 10 dollari per ogni 8GB di VRAM, con voci di ulteriori aumenti in arrivo. Gli SSD NVMe, che fino alla metà del 2025 erano relativamente economici, stanno seguendo la stessa traiettoria. Il periodo 2025-2027 potrebbe essere caratterizzato da offerta limitata e prezzi instabili, rendendo il timing di acquisto un fattore decisivo.

In questo scenario, chi ha un PC funzionante, anche se vecchio di qualche anno, ha in mano un asset che vale molto di più di quello che pensa. Venderlo o rottamarlo per comprare un PC nuovo oggi significa spendere il doppio di quello che si sarebbe speso un anno fa, per componenti che tra qualche anno costeranno di nuovo la metà.

Comprare un PC nuovo nel 2026 solo perché Microsoft ha smesso di aggiornare Windows 10 è come comprare una macchina nuova perché il meccanico è andato in pensione. Non ha senso, specie quando il mercato dell’auto è ai massimi storici.

E Windows 11? Il bypass esiste, ma attenzione.

Va detto che esiste un modo per installare Windows 11 anche su PC che non soddisfano i requisiti ufficiali, come quelli senza TPM 2.0. Lo strumento si chiama Rufus, è gratuito, e funziona sul serio: permette di creare una chiavetta di installazione di Windows 11 che salta i controlli hardware.

Lo fanno in milioni. Microsoft finora ha “chiuso un occhio”. Ma il rischio concreto è che con i futuri aggiornamenti di Windows 11 il sistema possa bloccarsi o smettere di ricevere patch proprio sui PC non ufficialmente supportati. Un salto nel vuoto che non vale la pena fare, specie se il PC funziona perfettamente con Windows 10.

La strategia giusta: aspettare con metodo

La mia posizione è chiara. Si va avanti con Windows 10 finché tutto funziona regolarmente, browser compresi. Quando tra qualche anno, e parliamo quasi certamente di anni, il sistema inizierà a mostrare i primi segni reali di obsolescenza, i browser smetteranno di aggiornarsi, o il PC si romperà fisicamente, allora sarà il momento giusto per cambiare.

A quel punto il mercato dei componenti si sarà probabilmente normalizzato, i prezzi saranno scesi, e si potrà scegliere con calma e senza stress. Chi avrà seguito i consigli pratici di cui sopra, con backup aggiornati, programmi pronti per la reinstallazione e password in ordine, affronterà il cambio in poche ore, senza perdere nulla.

È la stessa filosofia che si applica a qualsiasi strumento che funziona bene: non si cambia finché non è necessario, si mantiene con cura, e si pianifica la sostituzione con anticipo e serenità.

Riflessione finale: chi ha davvero torto?

Ogni volta che online qualcuno dice “devi aggiornare a Windows 11 subito”, vale la pena chiedersi: perché? Se il PC va bene, se il lavoro viene fatto, se la sicurezza è gestita con buon senso, quale sarebbe il vantaggio concreto? Nessuno, se non quello di spendere soldi in un momento in cui i componenti costano il doppio.

240 milioni di PC nel mondo girano ancora su Windows 10. Non sono tutti utenti negligenti o ignoranti. Molti, come me, hanno scelto consapevolmente di non cambiare qualcosa che funziona, in attesa del momento giusto. E fino a quel momento, con un po’ di attenzione e le giuste precauzioni, si dorme benissimo lo stesso.

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