ASTRONOMIA
L’eclissi torna in Europa: dove vederla in Val di Fassa il 12 agosto
Il 12 agosto 2026 il Sole tramonterà sulle Dolomiti oscurato al 91,8% dalla Luna. Non sarà la totalità che vidi in Baviera ventisette anni fa, ma vale comunque la pena viverla bene, nel posto giusto e con la testa giusta.
L’11 agosto 1999 partimmo da Vigo di Fassa alle sei e mezza del mattino, diretti in Baviera, in cinque e il terrore di trovare il cielo coperto proprio all’appuntamento con la totalità. Il terrore si materializzò già ad Innsbruck, dove il cielo era nero e pioveva, mentre migliaia di persone da tutta Italia e Austria affollavano le stesse strade dirette in Germania. Vicino a Rosenheim decidemmo di non seguire la massa verso Monaco o Salisburgo, e puntammo invece sulle colline sopra Prien, sul lago di Chiemsee. Appena arrivati, come per incanto, il cielo si aprì.
Montammo il nostro piccolo accampamento, telescopio, due fotocamere a pellicola su cavalletto, occhialini per tutti, persino un tavolo pieghevole per il pranzo, e iniziammo a osservare la Luna che iniziava a coprire il Sole. Ma ad un quarto d’ora dalla totalità, nuvole nere minacciose iniziarono ad avanzare dall’orizzonte, e con il conto alla rovescia ormai a pochi minuti capimmo che restare lì significava rischiare di perdere tutto. In due minuti smontammo l’accampamento, lo caricammo in macchina e corremmo verso le colline sul lato opposto del lago, un’improvvisazione e corsa alla ricerca di un nuovo punto di osservazione che oggi mi fa ancora sorridere. Ci bastarono pochissimi minuti per rimontare tutto in un punto che sembrava più sicuro, giusto in tempo.
Poi arrivò la totalità, un minuto e trentatré secondi, un tempo comprato al prezzo di rinunciare a qualche secondo altrove, ma in cambio di un cielo sereno e di un panorama sul lago e sulle Alpi bavaresi che valeva ogni compromesso. Mi ero preparato per mesi, avevo studiato i tempi di esposizione che cambiano in modo radicale tra le fasi parziali e la totalità, avevo controllato l’attrezzatura decine di volte. Eppure quando il momento arrivò rimasi pietrificato. Riuscii a immortalare i Baily’s beads e l’anello di diamante nei secondi di passaggio, ma della corona, il momento che avrei voluto fotografare più di tutti, non scattai nulla: rimasi semplicemente a guardarla, incapace di ricordarmi che avevo una macchina fotografica a portata di mano. Intorno a noi il buio, il silenzio innaturale, il comportamento spaesato degli animali, i colori irreali del paesaggio, e sopra la testa le stelle in pieno giorno: fu lì che vidi Mercurio a occhio nudo per la prima, e finora unica, volta in vita mia. Tutto insieme, in un minuto e mezzo che è bastato per restare scolpito nella memoria per ventisette anni.
Dieci minuti dopo il terzo contatto, quando la luce era già tornata, il cielo si richiuse e iniziò a piovere: non rivedemmo il sole per il resto della giornata. Ma la giornata “eclissale” andava chiusa in bellezza, e la chiudemmo al planetario del Deutsches Museum di Monaco, a rivivere tutto con calma, con la spiegazione scientifica che nell’euforia del momento non ero riuscito a elaborare. Quel giorno non lo dimenticherò mai ed ancora oggi a ricordarla mi viene la pelle d’oca.
Il 12 agosto 2026 non rivivrò quell’emozione, non del tutto. L’Europa continentale rivedrà la sua prima eclissi solare totale dal 1999, ma la fascia di totalità toccherà solo l’Islanda meridionale e la Spagna settentrionale. Dal Trentino, come dal resto d’Italia, vedremo un’eclissi parziale. Chi però pensa che “parziale” voglia dire “poca cosa” non ha capito bene di cosa stiamo parlando, e soprattutto non ha afferrato il dettaglio che rende speciale proprio questa eclissi: capiterà al tramonto.
Cosa succederà, in numeri
Ho calcolato con un modello astronomico preciso, non con le tabelle approssimative che girano online, come si comporterà l’eclisse per le nostre coordinate, quelle della strada panoramica tra il Passo Costalunga e il Passo Nigra, a 1700 metri di quota. La Luna inizia a toccare il disco solare alle 19:25, quando il Sole è ancora alto una decina di gradi sull’orizzonte. Da lì la falce si assottiglia rapidamente, e il massimo oscuramento, attorno al 92% del disco coperto, arriva tra le 20:15 e le 20:22, in coincidenza quasi perfetta con il momento in cui il Sole sparisce dietro il profilo delle montagne verso ovest-nordovest. Non vedremo mai, in altre parole, la fine naturale dell’eclisse: il Sole tramonta mentre è ancora profondamente eclissato, il che regala uno spettacolo cromatico che un’eclisse a mezzogiorno non potrebbe mai dare.
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Inizio (C1)
19:25
Sole a 9° sull’orizzonte
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Massimo copertura
91,8%
tra le 20:15 e le 20:22
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Direzione Sole
290°
ovest-nordovest
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Per il resto d’Italia i numeri cambiano parecchio a seconda della latitudine: il Nord-Ovest, tra Piemonte e Liguria, sfiora il 94-95%, Milano e Torino restano sopra il 92%, mentre scendendo verso Roma si arriva al 70% circa e a Napoli poco sopra il 45%. La Val di Fassa, con il suo 91,8%, si tiene nella stessa fascia delle grandi città del Nord.
Dove andare in Val di Fassa
La regola è una sola, semplice da dire e più complicata da trovare: serve un orizzonte libero verso ovest, meglio ancora verso ovest-nordovest, perché è lì che il Sole scenderà mentre l’eclisse è ancora in corso. Ecco i punti che considero più interessanti, alcuni facili da raggiungere in auto, altri che richiedono gambe buone, più un’ultima segnalazione appena fuori dai nostri confini che mi sento comunque di consigliare.
| 1 | Strada Passo Costalunga – Passo Nigra Orizzonte completamente libero verso ovest, con il profilo lontano di Ortles e Cevedale sullo sfondo. Comoda in auto, è probabilmente la scelta più pratica per chi non vuole camminare con diversi punti un cui fermarsi. |
| 2 | Rifugio Fronza alle Coronelle (2337 m) Ai piedi del Catinaccio, con vista dichiaratamente aperta fino al gruppo Ortles-Cevedale, esattamente nella direzione in cui tramonterà il Sole quel giorno. Tra i punti più alti e affidabili della zona. |
| 3 | Rifugio Santner (2734 m) Ancora più in quota, ai piedi delle Torri del Vajolet, raggiungibile solo attraverso la ferrata omonima oppure attraversando il Catinaccio dal Gardeccia, fino ai rifugio Vajolet, e Re Alberto per poi giungere al Rifugio Santner. Non per tutti, ma per chi ha l’attrezzatura e l’esperienza giuste regala una prospettiva impagabile. |
| 4 | Rifugio Capanna Fassa, Piz Boè (3152 m) Il “tremila” più accessibile delle Dolomiti, raggiungibile con gli impianti dal Passo Pordoi e poi di una escursione fino a raggiungere il rifugio. Panorama a 360 gradi praticamente privo di ostacoli: la scelta più spettacolare per chi è disposto ad allontanarsi un po’ dalla valle. |
| 5 | Passo Lusia (2055 m) Qui vado con i piedi di piombo. Dai miei calcoli il Sole tramonterebbe proprio al confine tra il gruppo del Latemar, che rischia di coprirlo, e un varco più libero verso il Passo Costalunga. È una geometria di confine, non una certezza: se scegliete questa opzione, andate a controllare di persona nei giorni precedenti, alla stessa ora, con un’app di posizione solare come PhotoPills o Sun Surveyor. Meglio una verifica sul campo che un’illusione da tabella. |
| 6 | Baita Segantini, Passo Rolle (2200 m, fuori Val di Fassa) Non è propriamente Val di Fassa, siamo già verso Primiero e San Martino di Castrozza, ma la segnalo perché i conti tornano a favore in un modo che vale il viaggio: da qui il Sole tramonta a pochi gradi a nord dell’Ortles, quasi in asse con la vetta più alta dell’Alto Adige, ed è già eclissato al 90% abbondante. Il momento in cui scompare dietro il profilo, tra le 20:16 e le 20:17, cade appena un paio di minuti prima del massimo assoluto dell’eclisse. Se cercate l’inquadratura più scenografica di tutte, per me è questa. |
Come proteggere gli occhi (e la fotocamera)
Qui non transigo, e chi mi segue da tempo sa che non sono tipo da mezze misure. Per tutta la durata dell’eclisse parziale, guardare il Sole a occhio nudo resta pericoloso, anche quando sembra ridotto a una sottile falce. Servono occhialini certificati ISO 12312-2 (si trovano ancora su Amazon, ma probabilmente a ridosso dell’evento andranno velocemente esauriti, quindi acquistateli adesso!), non gli occhiali da sole più scuri che avete in cassetto, non un vetro affumicato, non una pellicola fotografica esposta: quei metodi improvvisati che circolavano negli anni novanta oggi sono da evitare senza eccezioni. Chi porta un telescopio o un binocolo deve montare un filtro solare certificato davanti all’obiettivo, mai su un oculare, perché il calore concentrato dallo strumento può romperlo mentre ci si guarda dentro.
Come fotografarla, in pratica
Se puntate una reflex o una mirrorless verso il disco solare, la prima regola è la stessa data per telescopi e binocoli: filtro ND solare certificato davanti all’obiettivo, non dietro, non sul mirino. Sotto i 200 mm di focale il Sole resta un puntino frustrante nel mezzo del fotogramma, quindi se l’obiettivo del vostro scatto è proprio il disco eclissato, contate almeno 200 mm e sognate 400-600 mm o un moltiplicatore di focale, se li avete. Se avete un telescopio, naturalmente anche li vale la regola del filtro solare, ma chi solitamente ha un telescopio, questo già lo sa. Lavorate in manuale, ISO bassi, e non fidatevi troppo dell’autofocus: su un disco arancione praticamente uniforme spesso va in crisi, meglio mettere a fuoco manualmente sull’infinito e verificare ingrandendo il bordo del Sole in live view. Il cavalletto non è un’opzione, è un obbligo, e diventa ancora più necessario nell’ultima mezz’ora, quando il Sole si abbassa, la luce cala rapidamente e i tempi di scatto si allungano di conseguenza. Portatevi anche uno scatto remoto o quantomeno l’autoscatto a due secondi, per non vanificare tutto con una minima vibrazione. Proprio in quei minuti finali, quando il disco è ormai basso e attenuato dall’atmosfera come in un tramonto qualsiasi, il filtro solare si può anche togliere per gli scatti d’atmosfera: ma solo quando il Sole è visibilmente attenuato, mai per inquadrare ancora il disco pieno o le fasi centrali. Dato quanto cambia la luce in fretta in quella fascia oraria, io lavorerei a raffica in bracketing, scattando più esposizioni ravvicinate invece di fidarmi di un’unica impostazione decisa dieci minuti prima.
Con lo smartphone il discorso è diverso e, se possibile, più semplice: lasciate perdere lo zoom digitale sul disco solare, che non renderà mai giustizia e vi farà solo perdere tempo, e inquadrate invece il paesaggio attorno. È lì che succede la parte più suggestiva per chi non ha un teleobiettivo, con la luce che cala in modo innaturale e i colori del cielo che si spostano su tonalità che un tramonto normale non ha mai. Un bilanciamento del bianco manuale, o impostato su “ombra” invece che automatico, tende ad accentuare proprio quelle tonalità calde e leggermente estranee. Scattate a raffica, includete sempre una sagoma riconoscibile in primo piano, che sia il profilo delle montagne, un rifugio o le persone stesse in controluce, perché è il confronto con qualcosa di familiare a rendere leggibile quanto la luce si sia fatta strana.
Perché vale comunque la pena
Non è la totalità. Non ci sarà mai buio vero, non vedremo la corona solare, non sentiremo quel silenzio innaturale che cala sugli animali quando il giorno si spegne per davvero. Ma un’eclisse profonda al tramonto, con le Dolomiti come quinta, è un evento che in questa forma non capita quasi mai, e che non tornerà a ripetersi identico per molto tempo. Chi vuole rincorrere una vera totalità in Europa dovrà aspettare il 2 agosto 2027, quando toccherà alla Spagna meridionale e all’Egitto, con oltre sei minuti di buio a Luxor. Oppure, se ha pazienza, può aspettare direttamente a casa: il 3 settembre 2081 la fascia di totalità attraverserà proprio il Trentino-Alto Adige, e chi ci sarà potrà vivere quello che io ho vissuto in Baviera senza muoversi dalla valle. Io non credo di poter aspettare fino ad allora (sono piuttosto impaziente), ma se qualcuno dei miei nipoti legge questo articolo tra cinquantacinque anni, sappia che gliel’avevo detto.
Per il 12 agosto, il mio consiglio resta lo stesso che darei per qualunque fenomeno che dura pochi minuti e non si ripete: arrivateci con gli occhialini in tasca, il posto scelto in anticipo, e la voglia di guardare per davvero, non attraverso lo schermo di un telefono.
Adesso l’ultima incognita resta il tempo. Naturalmente seguirò ed aggiornerò con giorni di anticipo quello che sarà il tempo per il 12 agosto 2026. Intanto non prendete impegni nel pomeriggio e non fatevi scappare questa occasione unica. Faremo uno speciale sul tempo anche su Dolomiti Meteo per aggiornarvi sugli sviluppi.