Quando le mie foto diventavano quadri, l’esperienza Dolomiti Promotion

Ci sono progetti che nascono da un’idea semplice e si trasformano in qualcosa di più grande di quello che avevi immaginato. Dolomiti Promotion è stato uno di questi.

L’idea di partenza era semplice: le mie fotografie dei DolomitiPic non dovevano rimanere chiuse nel computer o nei social. Dovevano uscire, diventare fisiche, entrare nelle case delle persone. E così, accanto ai servizi web che facevo da sempre, ho iniziato a esplorare il mondo della stampa professionale.

I Canvas: quando la fotografia diventa arredamento

Il primo prodotto che mi ha conquistato sono stati i Canvas, ovvero le stampe su tela. Non le classiche foto lucide su carta fotografica (belle anche quelle), ma vere e proprie opere pronte da appendere, senza bisogno di cornici.

Lavoravo principalmente su quattro formati: classico 2/3, quadrato, panorama e panorama plus. La qualità era tutto: tele in cotone, inchiostri che duravano nel tempo, telai in legno massiccio.

Chi li comprava? Un po’ di tutto. Turisti che avevano passato le vacanze in Val di Fassa e volevano portarsi a casa un ricordo vero, non la solita cartolina. Hotel e ristoranti che volevano decorare le pareti con immagini del territorio. E poi, più spesso di quanto pensassi, gente del posto, perché a volte ci vuole lo sguardo del fotografo per farti accorgere della bellezza che hai sotto gli occhi ogni giorno.

I cubotti Vaia: dal disastro, la bellezza

Ma il prodotto di cui vado più fiero sono i cubotti ricavati dal legno della tempesta Vaia.

Per chi non se lo ricorda, nell’ottobre 2018 una tempesta di vento ha abbattuto milioni di alberi in Trentino e Veneto. Un disastro ambientale enorme. Da quel legno, invece di lasciarlo marcire, sono nati oggetti bellissimi. Cubi di abete rosso, tagliati e trattati, con le mie fotografie stampate su plexiglass e dietro una luce che accendeva l’immagine che diventava luminoso ed un punto di arredo o lampada di arredo.

Ogni cubotto era unico, le venature erano diverse, il colore del legno cambiava da pezzo a pezzo. E soprattutto, ognuno raccontava una storia doppia: quella della foto che ci stava sopra e quella dell’albero da cui veniva.

Le soddisfazioni più belle

Ricordo ancora alcune consegne particolari. Una signora di Milano che aveva comprato un Canvas con il Sassolungo al tramonto perché le ricordava la luna di miele in Val di Fassa quarant’anni prima. Un ristoratore di Moena che ha riempito una parete intera con i miei scatti delle quattro stagioni delle Dolomiti. Una coppia di tedeschi che tornava ogni estate e ogni anno portava a casa un cubotto diverso, fino a crearsene una piccola collezione.

Ma la soddisfazione più grande era vedere le mie fotografie vivere una vita propria. Non più file digitali, ma oggetti che la gente toccava, regalava, sistemava in casa. Le foto diventavano parte della vita quotidiana delle persone.

Un capitolo che si chiude

Quel periodo è durato quattro anni. Quattro anni in cui ho imparato che dietro ogni stampa di qualità c’è un mondo: la scelta delle carte, la calibrazione dei colori, i tempi di asciugatura, l’imballaggio che protegge ma non rovina.

E ho imparato che le persone hanno voglia di bellezza fisica, tangibile. In un mondo sempre più digitale, il desiderio di avere qualcosa di vero da toccare e da guardare senza accendere uno schermo non è mai scomparso.

Ora quel capitolo si è chiuso. Dolomiti Promotion non c’è più, e con essa anche quella parte del mio lavoro. Ma non la rimpiango. È stato bello, è stato utile, mi ha insegnato cose nuove e mi ha dato soddisfazioni vere.

E soprattutto, in giro per case, uffici e locali della zona, ci sono ancora le mie Dolomiti appese alle pareti. Questo, francamente, mi fa ancora sorridere.

Anton

Galleria dei ricordi

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